A Silvio o un rantolo di fine inverno

Riccio2Silvio rimembri ancor/Quel tempo della tua inetta vita/Quando la tua criniera splendea/Nei tuoi occhi furbi e corruttivi./ e, tu, lieto, e pensoso/al limitare, Milano due costruivi?

Suonavan di milioni le quiete stanze,/e le vie d’intorno facevan scuorno/al tuo perpetuo canto disadorno. / Allor Bettino all’opra si mise/ per far divenir la tua antenna nazionale/e dar forza a quel vago avvenire che in menti avevi/come tu dicevi.

Era il maggio odoroso/ e tu solevi così menare/ il giorno di strunzate/ che il tuo stalliere, nel suo gergo,/ chiamava minchiate.

Che pensieri soavi,/ che speranze, che cori, o Silvio mio/Forza Italia e Forza Milan/I tuoi capolavori.

Allor apparia un partito/che della libertà faceva vessillo/e correva come un birillo/per abbattere la casa rossa/e gettare gli ideali in una fossa.

Quando sovviammi di tanta speme/un affetto mi prende acerbo e sconsolato/ e tornami a doler di tanta sventura / d’esser nato in questo tuo stesso tempo/ e di far in modo di non venir da te castrato/ e non morire soffocato.

O natura, o natura, / perché non rendi poi/ quel che prometti allor?/ Perché di tanto inganni i figli tuoi?

C’eravamo liberati di un pelato/per ritrovarci un bitumato/ Eravamo un popolo sovrano e tu ci mandi uno pronto a mettercelo nell’ano/ con i voti del popolo italiano che non si sente sovrano.

Avevi parlato di un gigante/e ci ritroviamo uno basso più di un fante/

Non eravamo più villani e ci fai conoscere gli Schifani/ Dagli USA non cercavamo più gli aiuti  e arriva Bonaiuti che si cola dagli imbuti/Avevamo riposto i Don Abbondi e ci mandi  Sandro Bondi /Dicevamo che la Bellucci era una favilla e tu c’invii una certa Brambilla/rossa di criniera e cortigiana ma di natura poco sana.

Al Governo c’è già stato/e ci ha massacrato/Di Gasparri si è servito/per una cosa non banale/che si chiama Digitale di cui nessun sentiva bisogno/se non a Cologno che è a due passi da Brugherio e qui lui diventa serio, serio/ Di lodi ingarbugliati ce n’eran tanti da raccomandarsi a tutti i Santi/ ma, lui, da vero genio, si è servito di Collodi/per riscrivere il Pinocchio che giustifichi il pastrocchio/ e per avere più meriti ha sacrificato persino Previti.

A Travaglio gli vogliono mettere il bavaglio/ ci ha tentato Sgarbi ma lui, si sa, fa sempre tardi/ La Carfagna letterina/ se la ride quando parla de gay Pride/ e Maroni  urla ai migranti che si fanno avanti di  non rompergli i maroni/ e qui non c’è differenza ma indecenza.

Questo è il mondo?/Questi sono gli eletti?/E noi siamo i maledetti.

All’apparire del vero/si fa un pero/Legge la poesia del suo santo padre in televisione/e poco importa se fa la figura del coglione/il popolo italiano è stato taroccato e non s’accorge che è buggerato.

Vince il Milan, ordinariamente, ma il suo padron rimane un fetente.

Frator (2006)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: