L’amore ai tempi del Web

corpo e anima della scritturaL’amore ai tempi del Web

Mia moglie sapeva per esperienza che quando dicevo che lavoravo fino a tardi, raramente riuscivo a spegnere il computer prima di mezzanotte. Lei, naturalmente, aveva accettato da tempo che non fosse plausibile che spendessi il mio tempo aspettando il consumarsi della notte e, poi, per far che? Le altre persone di questo  mondo dovevano avere per forza una loro vita da vivere la sera, anche se io da tempo ne vivevo un‘altra di vita.Giorno dopo giorno, notte dopo notte, che fuori piovesse o splendesse il sole per me non aveva importanza: mi bastava essere lì, davanti  a quello specchio luminescente, a rimirare i colori e a levigarmi i polpastrelli a forza di digitare sulla tastiera. Il resto del tempo? Beh, che razza di cornice per un matrimonio poteva costruire mia moglie intorno al fatto centrale che io, suo marito, passavo parte delle giornate a frugare nei segreti altrui, soprattutto in quelli di gente in cerca di nuove suggestioni?. La mia compagna di vita aveva imparato a non insistere con me, a non andare dietro alle mie visioni oniriche. La moglie di un metalmeccanico aveva quel diritto. Lei no. Lei aveva sposato un sognatore e questi  devono essere lasciati in pace affinché possano liberare e far viaggiare le loro  emozioni anche  se, come lei sicuramente era indotta a pensare, quella era piuttosto  una mia fuga dalle responsabilità del quotidiano che una ragione di lirismo.

Quella notte, aspettando il mio ritorno dal mondo delle fantasie, era andata a letto presto e stava cercando di ultimare un romanzo Isabel Allende, il piano infinito. Più avanti, prendendo in mano quel libro trovai sottolineata, con la matita rossa,  questa frase: “Il seguito lo conosci già, perché lo abbiamo vissuto insieme”, che diceva molto sul nostro sconcertante rapporto. Ad un punto della notte lei sentì la porta del mio studiolo aprirsi con quel  caratteristico rumore di matasse di ferro strusciate l‘una sull‘altra. Sei tu?. Gridò. Certo. risposi un po‘ stupito, e chi doveva essere, se no. Mi sentì inciampare nel buio, sbiascicare un ma che cazzo. e poi il forte sciacquio  della doccia a fianco della camera matrimoniale. Dieci minuti dopo ero sulla soglia della camera da letto. Lo specchio rifletteva una figura massiccia che aveva un colorito beige pallido, con i peli grigi del corpo che  mi davano un aspetto glassato da colazione mattutina con il frappé. Buona sera Ninotchka. Quando la chiamavo così, alla Greta Garbo, i miei  pensieri risalivano il fiume Don e si rifugiavano in una dacia dove una donna era  pronta ad offrirmi il suo fascino. Hai fatto presto. disse lei, mettendo da parte quello che stava leggendo. Guardai un polso privo di orologio .Undici e un quarto. dissi a casaccio.

“Stai bene? “

“Sto da Dio, Ninotchka”.

Lei  mi guardò avanzare lentamente, incerto. Avevo una spudorata intenzione di fare del sesso. Adesso stavo in piedi di fianco a lei.

“Hai un aspetto davvero appetitoso, Ninotchka” dissi, trattenendo quel filo d‘ansia  che stava salendo.

Lei mi guardò sorpresa come si guarda un fantasma che si materializza mentre già  mi lasciavo scivolare accanto a lei.

“Buona abbastanza da mangiare”, biascicai, cercando di raggiungere con una mano il suo seno. Nina cominciò a ridacchiare e spense la luce, non prima di sospirare: “Allora navigare su Internet fa bene alla salute”.

FratorxFaceFrator

E’  nel libro di racconti “Sono tutto ciò che vedi attraverso i tuoi occhi” Ed. ARPABook…giugno 2012

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